Dro e Drena
Drena domina dall'alto la valle del Sarca e la frana di origine post glaciale delle Marocche, un paesaggio che si gusta appieno dalla cima della torre bugnata di Castel Drena, vero emblema del paese. La storia della comunità è infatti inscindibile da quella del suo castello, in più riprese espugnato e poi distrutto, come molti altri nella zona, dalle truppe francesi del generale Vendôme nel 1703. L'abitato di Drena risale al periodo preistorico ma acquisì i suoi caratteri durante l'età romana e medievale, quando si sviluppò a partire dal castello a difesa della strada. Il paese è ricco di presenze religiose, come la chiesa parrocchiale di San Martino e la chiesa di San Carlo Borromeo. Più a nord, la zona a ridosso dei boschi è caratterizzata dalla presenza di folti e secolari castagneti, mentre nella zona delle Marocche si addentrano innumerevoli percorsi di valenza anche culturale tra cui quello del parco di sculture all'aperto, Drena 3000.
Proprio al limite del territorio del Garda Trentino si trova l'abitato di Dro, una delle comunità più antiche della valle del Sarca. Sul fronte opposto del paese si stendono le ultime propaggini delle Marocche, enorme frana risalente al periodo post glaciale: 187 milioni di metri cubi di massi e rocce di diversa dimensione che la Provincia di Trento ha tutelato come biotopo. Suggestivi sono gli innumerevoli percorsi naturalistici nella frana, come quelli che toccano il vicino lago Bagatolper poi addentrarsi ai piedi delle numerose pareti rocciose della zona, paradiso degli appassionati di arrampicata. Più a nord, stretta tra il Sarca e le Marocche, si trova la centrale idroelettrica di Fies: risalente ai primi del '900, è stata recentemente interessata da un intervento di archeologia industriale curato da Drodesera Festival in collaborazione con l'Enel per trasformare l'edificio, rassomigliante a un castello, in un laboratorio teatrale.

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